Torres-Cagliari, i gol di Lepri e altre storie di Primo Galasi 

 

di Andrea Sini

 

"Mio marito in questo momento è impegnato, non può venire. Come? Da Sassari? La Torres? Un attimo solo, corro a chiamarlo immediatamente. Primo! Primo!".

Primo Luigi Galasi è uno che non dimentica. La prima telefonata, più di un anno fa, aveva semplicemente ravvivato un fuoco che in quasi cinquant'anni non si è mai spento. Primo Luigi Galasi cinquant'anni fa di mestiere faceva il calciatore. All'alba degli anni Sessanta si divertiva a impallinare i portieri con indosso la maglia della Torres. Quella numero 9, di solito, perché in un tempo in cui ogni maglia identificava un ruolo, lui era il centravanti. Quel giorno era arrivato al telefono di corsa, si era messo comodo e aveva parlato con lucido affetto di quel suo amore lontano. Lontano nel tempo, certo, ma mai dimenticato. La telefonata si era chiusa con un invito e una promessa. Se capita dalle parti di Siena, mi passi a trovare.

 

Ponte a Bozzone è una delle propaggini della città del Palio, un'ipotesi di borgo che sorge là dove la periferia di Siena si arrampica sulle colline, si spinge su per qualche chilometro sino a diradarsi e diventare bosco. Primo Galasi ha settant'anni e il fisico di una quercia. Aspetta sulla strada ("il cellulare qua non prende", ha avvertito) e fa cenno con la mano appena vede spuntare nella sua via un viso sconosciuto. "Non potevo sbagliarmi - sorride - qua passa solo gente del posto".



In salone c'è già pronto un vassoio di pasticcini, il liquore arriverà. "Gli anni di Sassari - dice a bruciapelo - sono il più bel ricordo della mia carriera". Non male per rompere il ghiaccio. Soprattutto se detto da uno che è partito dalla Sampdoria e dopo una onesta carriera in terza serie ha finito per fermarsi a Siena, dove per una decina d'anni ha allenato la Berretti e ricoperto il ruolo di vice allenatore.



"Sono nato a Cremona nel 1940, ma sono cresciuto a Udine. A 16 anni mi prese la Sampdoria. Una volta che si fece male Milani andai anche con la prima squadra. Poi ai 19 anni il bivio. I più bravi andavano con la prima squadra, gli altri a farsi le ossa in serie B e C. Io finii alla Torres, era il 1959". Quella Torres era una macchina da guerra, aveva appena vinto il campionato di IV Serie con ben dieci punti di vantaggio sulla seconda, vincendo 23 partite su 34 e segnando qualcosa come 63 gol, contro gli appena 16 subiti.  

Una "squadra dei sogni", ma trasferirsi in Sardegna per Galasi fu un quasi incubo. Almeno all'inizio. "Ricordo benissimo il mio arrivo. Lo sbarco a Porto Torres, il tragitto in treno verso Sassari. Per me, cresciuto in alta Italia, fu uno shock; ero un ragazzino di 19 anni. In Sardegna non volevo proprio venire". Poi, per fortuna, Galasi ebbe modo di ricredersi. "L'ambiente era eccezionale e quella Torres era una squadra formidabile. Marzio Lepri era un giocatore unico. Aveva fisico, potenza, agilità, carisma, un tiro potentissimo, un attaccamento alla maglia incredibile. Se devo fare un paragone, me ne viene in mente uno solo, e non è una bestemmia: Lepri era per la Torres quello che Gigi Riva era per il Cagliari".

 

A proposito dei cugini del Capo di Sotto, Primo Galasi non ha dubbi a scegliere la sua partita indimenticabile. "Il Cagliari stava dominando il campionato, ma noi eravamo subito dietro. Arrivarono a giocare in casa nostra a metà del girone di ritorno. Fu un evento incredibile, in città non si parlava d'altro. All'Acquedotto vennero 15 mila persone. Si verificò un fatto incredibile per quei tempi: siccome tutta Sassari dentro lo stadio non ci stava, alcuni negozi di elettrodomestici di via Roma riuscirono a trasmettere, non so come, la partita dalle tv in vetrina in bassa frequenza".

 Una partita che resta scolpita nella mente di Galasi anche a quasi cinquant'anni di distanza. "Ricordo benissimo l'azione del gol vittoria: eravamo 1-1, aveva segnato Lepri e poi loro avevano pareggiato. Io scesi sulla sinistra, dalla parte della tribuna autorità, mi marcava Caocci. Lo saltai e misi in mezzo: Lepri arrivò in corsa e la buttò dentro. Marzio Lepri, che grande uomo e che grande giocatore!". Galasi si ferma un attimo, sospira e scuote la testa. "Davvero sta male? Io ho il ricordo di una quercia, un atleta straordinario. Non avrei dovuto chiedere come sta, questa cosa mi rende triste".



La vittoria sul Cagliari, che venne poi promosso in serie B, cementò ulteriormente il rapporto tra quegli uomini e la città. "Ho abitato in via Scano, vicino a piazza Castello, e in viale Caprera. Naturalmente non avevo la macchina. Andavo a piedi allo stadio, vivevo e passeggiavo per le vie del centro. A Sassari sono legati i ricordi migliori della mia carriera". Quarantaquattro gol segnati 145 partite con la maglia della Torres, con un record di 11 nel 1961-'62. Sei stagioni in rossoblù, dal 1959 al 1966, con una parentesi di un anno all'Arezzo. "Dovevo fare il militare e la Torres mi diede in comproprietà, poi a fine stagione le due società andarono alle buste e tornai di corsa a Sassari".

 

Poi l'esperienza con il Ravenna e il treno che si ferma definitivamente a Siena. "Sono stato per 12 anni vice allenatore in prima squadra e allenatore delle giovanili. Col Siena ho fatto il secondo di Marcello Lippi e di Ferruccio Mazzola, che mi ha portato con sè anche a Perugia, Spezia e Alessandria. Sono stato a Sassari una volta, a fine anni 80, quando ero con il Perugia. L'Acquedotto, che posto emozionante...".  

 

Oggi Primo Luigi Galasi, alto e diritto come quando faceva impazzire le difese in coppia con Marzio Lepri, fa il pensionato nella sua bella casa alla periferia di Siena. Il sabato e la domenica va in giro per i campetti della Toscana alla ricerca di giovani promesse da segnalare al Siena. Qualche talento in giro c'è sempre, ma un Lepri o un Galasi non l'ha ancora scoperto. Perché forza, lealtà e fedeltà alla maglia, di questi tempi sono merce difficilissima da trovare.





© Andrea Sini - 2011

Associazione Memoria Storica Torresina