1 giugno 2009

Il rossoblù vincente. Tutte le promozioni della Torres

seconda puntata - prima puntata

 di Andrea Sini

Alessandria, Roma, Mestre: hanno uno sfondo "continentale" le vittorie più importanti ottenute dalla Torres nell’ultimo quarto di secolo. Moccagatta, Flaminio, Baracca, tre stadi lontani che per l'occasione si sono riempiti di tifosi sassaresi e colorati di rossoblù. Storie differenti, per tre formazioni che, almeno in base ai proclami, non erano state costruite per dominare il campionato.

 Non lo era quella che affrontò la C2 nella stagione 86-'87 con Bruno Rubattu come presidente e Lamberto Leonardi allenatore. Un gruppo formato da molti giovani (Poggi, Cariola e Dossena), qualche elemento esperto (Del Favero, Petrella, Galli), una vera stella (Piga) e uno zoccolo duro sardo (Pinna, Tolu, Tamponi, Ennas, oltre allo stesso Piga).

 Tra i giovani sardi c'è tale Zola Gianfranco da Oliena, un ventenne timido e mingherlino che negli anni a venire si divertirà a dare lezioni di calcio in giro per il mondo.

 La Torres parte bene e in 6 gare porta a casa 3 pareggi e 3 vittorie. Alla settima i rossoblù perdono 1-0 al "Fausto Coppi" contro il Derthona, ma alla fine del girone d'andata sono secondi a un punto dal Novara.

Nel ritorno i sassaresi scoprono le magie di Zola e l'Acquedotto diventa una polveriera: vi capitolano Massese (1-0), Cuoio Pelli (3-1) e Casale (3-0). Non il Derthona, che porta a casa un prezioso 0-0. Si perde a Pistoia, ma nell'importantissima sfida di Novara un gol di testa di "baffo" Del Favero vale un punto d'oro. A Sassari arriva poi la Sanremese di Ivano Bordon, ma il portiere campione del mondo nell'82 si deve inchinare due volte a Zola. La svolta è datata 3 maggio: un tiro pazzesco di Zola spezza il catenaccio dell'Entella all'88': l'Acquedotto esplode, ma il boato più forte arriva a fine gara, quando lo speaker Angelino Sanna annuncia "Novara-Derthona 0-1": la Torres è seconda. Le altre partite indimenticabili di quell'anno sono il derby di Olbia, vinto 2-1 in rimonta, e la gara casalinga con il Montevarchi, alla penultima giornata. La C1 è a un passo, ma il gol-vittoria che Zola regala a 12 mila spettatori entusiasti non basta ancora per fare festa.

 All'ultima giornata si vola ad Alessandria per l'apoteosi: basterebbe un pari, ma davanti a oltre mille sassaresi festanti Mario Piga mette a segno l'ennesimo gol decisivo della sua carriera, uno dei più belli. La Torres è in C1. La formazione è una di quelle da imparare a memoria: Pinna, Tamponi, Poggi, Petrella, Cariola, Del Favero, Tolu, Zola, Galli, Piga, Ennas.

 Soltanto 5 anni più tardi la situazione è completamente ribaltata. I debiti hanno spinto i rossoblù in Interregionale e il primo impatto, l'anno precedente, è stato traumatico nonostante la conquista della Coppa Italia dilettanti. Lo scettro passa a Gianni Marrosu, che caccia dal ritiro l'allenatore Vanni Sanna sostituendolo con Eppe Zolo. Mario Silvetti è il direttore tecnico. Zolo, ex giocatore rossoblù, è un mister pittoresco: porta dei baffoni canuti e utilizza i rivoluzionari metodi di un preparatore francese. In porta c'è Pintauro, un passato in serie A con l’Empoli; poi i vari Leoncini, Giampietro, Gallu, Pinna, Chessa, Fabrizio Conti, Asara, Podda e Manca completano la formazione. C'è anche il siciliano Vincenzo Conti, che durante il ritiro parla ai dirigenti di suo cognato, una punta niente male che è senza squadra e sta per rientrare dopo una lunga squalifica: "Vorrebbe fare un provino: si chiama Renato Greco". L'inizio è lanciato: Pintauro non prende reti per 10 gare e si inchina solo a un rigore molto dubbio in casa della capolista Aquila.

La Torres, che in casa gioca in maglia bianca, rimane sempre nelle posizioni di vertice: Greco segna a raffica e risolve con una tripletta la drammatica sfida dell’Acquedotto con il Selargius, portando i sassaresi dallo 0-2 al 3-2. Per un'intera generazione di tifosi  sassaresi, quella resta "la partita". L'Aquila viene a Sassari spavalda e ci lascia le penne (3-0: Leoncini, Fabrizio Conti, Asara), ma all'ultima giornata è ancora un punto avanti: a Castelsardo però la capolista viene inchiodata sullo 0-0, mentre la Torres batte l'Ostia Mare per 4-1: è spareggio. Il campo prescelto sarebbe Genova, e già si pensa di noleggiare una nave. Ma la Federazione opta per un campo molto, troppo vicino all'Aquila. Si gioca al Flaminio di Roma: da Sassari arrivano comunque in 2 mila; con i sardi di oltre Tirreno saranno in tutto 3 mila a tifare Torres. Il corteo dei torresini che vanno allo stadio manda in tilt il traffico della capitale. La Torres vince 2-1 (Antonio Podda e Renato Greco; il radiocronista, ubriaco di gioia, dirà "Gol di Vincenzo Greco"...) e torna dopo due anni nel calcio professionistico. 

 Nel 1999, dopo diverse stagioni altalenanti in C2, il timone viene preso da un gruppo di imprenditori sassaresi. La presidenza è affidata a un manager che ha già vinto uno scudetto con la Torres femminile: Leonardo Marras. In panchina torna Bebo Leonardi. 

La stagione si apre male. Qualcuno si fa venire la brillante idea di organizzare un'amichevole con il Cagliari e di chiamarla "Coppa dell'amicizia". Ad Alghero, sede della partita, succede di tutto. La Torres va in vantaggio per 2-0 (Karasavvidis e Levacovich), si fa rimontare, poi scoppia una zuffa in campo e i tifosi delle due squadre passano alle vie di fatto. Scoppia una guerriglia urbana, la partita viene sospesa definitivamente sul 2-2 e la Coppa dell'amicizia resta involta nel cellophane a bordo campo.

In campionato la Torres parte forte e si trova subito davanti, ma (come spesso accade) dicembre è un mese nero. La sconfitta interna con il Mestre prima di Natale sembra cancella definitivamente i sogni di gloria. Con il nuovo anno la squadra torna a girare ma Triestina e Rimini sembrano irraggiungibili. I rossoblù però scoprono i tocchi di fino di Luca Amoruso, le progressioni di Langella e le sponde di Udassi. Alla penultima giornata, con la Torres terza, arriva a Sassari la Vis Pesaro. In campo vanno Pinna, Lungheu, Lacrimini, Seb.Pinna, Nicoletto, Garau, Federico (Ledda), De Angelis, Udassi (Langella), Amoruso (Rusani), Karasavvidis. Segna proprio il greco (capocannoniere della C2) e allo scadere sia Rimini che Triestina, prima e seconda, subiscono un gol: è l'insperato doppio sorpasso. Sotto un sole infernale l'Acquedotto esplode ancora. La trasferta a Mestre è poco più di una formalità: l'immagine di Langella che si arrampica alla recinzione dopo il 2-0 toglie il fiato ancora oggi, il 3-0 finale segnato dopo l'ennesimo dribbling da Luca Amuroso mette il sigillo all'ultima promozione in C1. I torresini sono oltre 700 e al "Baracca" possono finalmente festeggiare. Ancora una volta lontano da casa.

Andrea Sini (http://amst1903.altervista.org)

Fonti e riferimenti bibliografici:

- Delunas-Fontanelli: "Torres ti amo - 100 anni di calcio a Sassari". Geo Edizioni

- La Nuova Sardegna, inserto "100 anni di Torres", 2003