Il rossoblù torresino scintilla nel leggendario Stadium di Torino  


Esattamente cento anni fa, nella primavera del 1911, dodici atleti della Torres presero parte al Concorso nazionale di ginnastica, organizzato in occasione dell’Expò

 

di Andrea Sini

 

Da ponte Umberto I si vede quasi tutto il mondo. Se ti sporgi verso il parco del Valentino, dove hanno costruito quegli enormi padiglioni espositivi, puoi sentire il profumo delle signore dell’alta nobiltà che passeggiano sottobraccio ai loro mariti. Là sotto, freddo e silenzioso, il Po si incendia di miliardi di luci e ti fa vibrare il cuore.

 

“Esposizione internazionale dell’industria e del lavoro”, l’hanno chiamata così. In questo 1911 in Italia e nel mondo non si parla d’altro. Per mettersi in mostra qui sono arrivati dall’Europa, dall’America e anche dall’Asia. A Torino si festeggiano i cinquant’anni dell’unità d’Italia e i nuovi traguardi del progresso e della modernità. E’ un segno di progresso anche lo sport, perché lo praticavano i greci di Olimpia, culla della cultura classica, e da qualche tempo, finalmente, se n’è ricordata anche la società moderna. All’Esposizione di Torino lo sport non può mancare. E infatti, non molto lontano dal cuore dell’Expò, hanno costruito apposta uno stadio. Non uno qualsiasi, ma il più grande del mondo. Più grande di quello di Atene e pure di Londra. Meraviglioso nelle dimensioni e nella concezione architettonica, secondo le intenzioni di chi l’ha ideato. L’hanno chiamato Stadium, perché è costruito in stile greco-romano e forse perché un nome latino ha un suono più maestoso. E c’è già chi l’ha bollato come la solita follia torinese. Occupa un’area di 100 mila metri quadrati, con 40 mila posti a sedere e altri 30 mila in piedi. Un’opera colossale: l’ovale ha una lunghezza di 361 metri e una larghezza di 204. Prima di vedere realizzato il Comunale passeranno ancora molti anni, e sarà grande solo la metà. Le piste dello Stadium sono tre: quella esterna, per le gare ciclistiche, misura 730 metri. Poi una che serve per le corse dei cavalli e quella interna, lunga 500 metri, per le corse podistiche.



Al centro, perso in tutto quello spazio che un tempo fu una piazza d’armi, c'è un campo di football, destinato a venire utilizzato pochissimo. Cinque volte in tutto, racconterà la storia: due volte per partite di campionato, tre per ospitare la nazionale. Finanziato interamente da privati, lo Stadium è stato realizzato in meno di un anno da un impresario famosissimo che si è davvero fatto da solo: Giovanni Antonio Porcheddu, partito da Ittiri molti anni prima, grazie all’apprendimento di particolari tecniche per l’utilizzo del cemento armato è diventato uno dei costruttori più richiesti d’Italia. All’inaugurazione dell'impianto torinese, il 30 aprile di quest'anno speciale, il re d’Italia si è voluto complimentare personalmente con lui. La storia darà però ragione ai maligni, perché il gigantesco impianto, caduto in disuso già negli anni Trenta, verrà abbattuto nel secondo dopoguerra per fare posto al Politecnico



Nel 1911, però, l’Expò di Torino è il centro del mondo e lo Stadium è parte di questo mondo. Alla periferia di questa galassia fatta di opere sfarzose, c’è un gruppo di atleti arrivati nella città dei Savoia dopo un lungo viaggio in treno e piroscafo. Passeggiano per le vie del centro con la loro elegantissima divisa blu dai risvolti rossi. Sulla maglia bianca c'è una stella, la scritta sul petto dice “Torres”.  

La società di cui fanno parte è giovane ma ha già avuto modo di farsi conoscere lontano da Sassari e dalla Sardegna. La sua squadra di ginnastica è tra le migliori d’Italia, per non parlare della fanfara. Le altre discipline, compreso il football, sono in forte crescita. Per poter mandare i suoi migliori atleti al Concorso Nazionale di Torino, la Torres ha dato fondo ai risparmi presenti in cassa. Le ferrovie sarde, su invito del comitato organizzatore, hanno contribuito a modo loro, concedendo uno sconto del 75 per cento sui biglietti. Niente da fare, invece, per la società dei servizi marittimi, che non ne ha voluto sapere e ha applicato la tariffa intera. Poco male, perché la Torres è una società solida e i soci – che ormai sono centinaia - sono sempre in prima fila quando c’è da dare una mano. 

Per essere all’altezza di un impegno così prestigioso, gli atleti rossoblù si sono preparati per mesi. Ore e ore di allenamenti nella palestra di via Porcellana, magari dopo averne trascorse 10-12 al giorno a lavorare in qualche bottega per una paga da fame. Niente è dovuto, né richiesto, invece, per quanto riguarda l'attività sportiva: ricevere un compenso in denaro, per uno sportivo è considerato un disonore. Per testare muscoli e coordinazione, prima di partire gli atleti hanno tenuto diversi saggi pubblici in città. Tutti applauditissimi. Il 24 aprile, nella loro palestra, hanno anche ospitato l'esibizione delle ragazze della “scuola normale” di Sassari, pure loro in partenza per il capoluogo piemontese dove parteciperanno al concorso riservato alle scuole. Quando in sede arriva una lettera, proveniente da Torino, con le carte ufficiali che spiegano tutti i dettagli dell'iniziativa, la tensione in casa Torres sale alle stelle. In gara ci saranno 350 società provenienti da tutta Italia, ma anche da Francia, Germania e Svizzera.

 

La comitiva torresina parte da Sassari il pomeriggio dell'8 maggio. Ne fanno parte il caposquadra Antonio Oggiano, i ginnasti Arturo Idini, Renato Solinas, Giuseppe Manca, Angelo Princivalle, Antonio Sanna, Federico Boschi, Michele Sanna, Ascanio Aromando, Angelo Sanna, Armando Marongiu, Federico Oggiano, Costantino Carta (alfiere). Ad accompagnarli nella loro avventura torinese ci sono i dirigenti Rapetti e Sanna, consiglieri della società, e il socio Armando Siddi.



 

Alla stazione i rossoblù arrivano accompagnati dalla fanfara sociale e dal presidente, l'avvocato Antonio Vincentelli. A salutarli, si sono presentate centinaia di persone, compresi i componenti del direttivo del rivale Club Sportivo Sassari. Quando il treno parte, portando con sé i dodici ginnasti e il loro carico di speranze, alla stazione scoppia un lungo, commovente applauso di incoraggiamento. A loro, tutta Sassari chiede di portare più in alto possibile la bandiera della città.  

A Torino gli atleti della Torres trascorrono una settimana indimenticabile. La prima capitale del regno d'Italia è una città aristocratica, elegante e moderna, in pieno fermento. Lungo le rive del Po tremila operai hanno lavorato alacremente per costruire i padiglioni espositivi dell'Expò.  

In un trionfo di barocco, tra palloni aerostatici, nuovissime automobili e altre meraviglie tecnologiche, il pallottoliere del comitato organizzatore dice che il capitale investito supera i 6 milioni di lire.  

Lo Stadium toglie il fiato a chi vi mette piede. L'applauso della folla permette agli atleti di mettere in atto performance incredibili.  

Neppure il maltempo, che costringerà gli organizzatori ad annullare la gara artistica juniores (alla quale avrebbero dovuto prendere parte alcuni torresini) rovina l'umore del gruppo in divisa rossoblù guidato dal tenente Antonio Oggiano. A dar loro manforte dal punto di vista logistico, arriva sul posto il professor Salvi, torresino della prima ora, che adesso risiede nella Penisola ma non ha scordato la sua passione per la Sef.



 A Sassari intanto l'attesa cresce di ora in ora. Dopo la trionfale partenza dalla stazione, nessuno ha più avuto notizie. Il 15 l'arrivo di un dispaccio proveniente da Torino viene salutato con un sussulto: la Torres si è classificata tra le migliori società in assoluto. I ginnasti rossoblù hanno conquistato due primi premi: quello nella Gara nazionale, per il quale è stata attribuita una corona d'alloro, e nella Gara A (grandi attrezzi), ricevendo una “targa d'argento dorato”. Il tenente Oggiano, che ha guidato gli atleti, riceve due medaglie d'oro.  

A Sassari la notizia viene accolta con squilli di tromba. Dell'impresa realizzata da quegli sconosciuti atleti arrivati dalla Sardegna parla anche il quotidiano torinese La Stampa, che ha parole di elogio per la Torres e per la cagliaritana Amsicora. Il prestigioso successo ha anche un risvolto pratico non indifferente: alla Torres, come premio per le migliori società partecipanti, il comitato organizzatore concede il privilegio del rimborso chilometrico per le spese di viaggio.



Il rientro in città della squadra torresina è atteso per mercoledì 17 maggio con il treno della sera. Alla fermata di Chilivani la comitiva rossoblù riceve la prima festosa accoglienza. Alla stazione di Scala di Giocca c'è un'altra sorpresa: a bordo delle carrozze salgono cinquanta soci torresini e l’intera fanfara. La sbuffante littorina entra a Sassari alle 19. L'interno della stazione e il piazzale antistante sono stracolmi di sassaresi festanti. Il trionfo dei torresini è appena iniziato, perché per tutto il tragitto sino alla sede sociale gli eroi della Sef procedono a piedi tra due ali di folla plaudente. Davanti alla sede, le patronesse rossoblù, che hanno contribuito a finanziare la spedizione torinese insieme alla Provincia, al passaggio degli atleti lanciano petali di rose. Molti chilometri più a nord, lontano dalla Sardegna, il professor Salvi scarta il telegramma appena arrivato da Sassari: “Cittadinanza accoglie festante – grande entusiasmo – nostri bravi torresini”. 

Tra le mille luci che si riflettono sul Po, di fronte allo sfarzo e all'eleganza della prima capitale d'Italia, quel riflesso rossoblù non sfigura affatto.





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© Andrea Sini - 2011

Associazione Memoria Storica Torresina