30 agosto 2009

1972: a lezione dalla Vecchia Signora

Torres-Juventus all'Acquedotto - seconda puntata

 

di Andrea Sini

La Vecchia Signora arriva a cavallo di una scopa, la Sassari pallonara non si strappa i capelli. Affamati di calcio sì, ma pur sempre tifosi della Torres. C'è tutto il carattere dissacrante dei sassaresi di una volta (ora certe caratteristiche sono sempre più rare) nella sfida amichevole contro la Juventus disputata all'Acquedotto il giorno dell'Epifania del 1972.
Dopo un decennio giocato ad altissimi livelli in serie C, i rossoblù sono tornati in quarta serie. L'epopea del bomber Marzio Lepri è finita da un pezzo, quella del fedelissimo Paolo Morosi (dieci stagioni consecutive alla Torres) sta volgendo al termine. Il divario nei confronti dei cugini del Cagliari, protagonisti in serie A, non è mai stato così ampio in oltre cinquant'anni di coesistenza.
Sassari ne soffre da morire e prova a rialzare la testa. La formazione allestita per la serie D è di alto livello ed è destinata a vincere il campionato a mani basse. La società però naviga in pessime acque e il deficit è di circa 500 milioni di lire. Come dire: allora il vizio è antico.
Sono ancora i tempi in cui le formazioni che devono fare visita al Cagliari in campionato partono con diversi giorni d'anticipo per la Sardegna. A metà settimana c'è quasi sempre un appuntamento extra: un'amichevole con la Torres all'Acquedotto.
Capita così che, in previsione della sfida del Sant'Elia del 10 gennaio, i dirigenti rossoblù prendano contatto con quelli bianconeri. E' fatta: durante le feste natalizie il presidente Giuseppe Olla può annunciare l'evento: l'amichevole si giocherà il giorno della befana, un giovedì.
La comitiva bianconera al gran completo sbarca all'aeroporto di Fertilia mercoledì 5 gennaio alle 14,55, con un volo diretto proveniente da Torino. Il gruppo, accompagnato dal conte Cavalli, alloggia in pieno centro, all'hotel Jolly. Il presidente Giampiero Boniperti, protagonista da giocatore dell'amichevole del 1947 arriverà soltanto il giorno della partita. L'altro gradito ritorno è quello del tecnico bianconero Vycpaleck, anch'egli in campo contro la Torres 25 anni prima. La Juventus si fermerà a Sassari sino al sabato, sostenendo l'allenamento di rifinitura all'Acquedotto prima di partire per Cagliari.

Alla pemanenza in città della Juve è legato un aneddoto gustossimo, raccontato anni dopo: un dirigente torresino si era recato nell'albergo nel quale era ospite la Juve per consegnare un carico di bottiglie di vino, omaggio di uno sponsor locale. Nella hall il dirigente incrociò Fabio Capello, allora punto di forza del centrocampo juventino, il quale gli disse: "Non si preoccupi, lasci tutto qua, penso a tutto io". Il giorno successivo il dirigente incontrò un componente dello staff juventino."Vi è piaciuto il nostro vino?", gli chiese. "Quale vino?", rispose il dirigente juventino... Il quale, una volta appresi i dettagli della questione, allargò le braccia sconsolato. Evidentemente Capello aveva già da allora la fama di grande enologo.

In città, intanto, l'attesa per la sfida cresce e le prevedite vanno a gonfie vele. Un biglietto in tribuna costa quattromila lire (3.500 per donne, militari e ragazzi), per accomodarsi in gradinata ne bastano 2.500.
Juventus e Torres scendono in campo alle 15. Sugli spalti dell'Acquedotto ci sono non più di 7 mila spettatori: più o meno gli stessi che pochi giorni prima hanno assistito alla partita Torres-Latina. L'incasso è di circa 10 milioni di lire.
I "portoghesi" sono tantissimi: all'Acquedotto non esiste più la "tribuna alberata", ma non c'è problema. Tantissimi rappresentanti della forze dell'ordine in borghese (come segnalerà poi La Nuova Sardegna) brulicano in trubuna. La calca ai cancelli, poi, ha convinto gli addetti a fare entrare un esercito di ragazzini, che incredibilmente verranno fatti accomodare a bordo campo. “Lo spazio lungo le linee laterali era così affollato, che l'arbitro dovette più volte sospendere la partita”, ricorda oggi Enzo Gavini, stopper di quella squadra e oggi torresino doc.
Secondo la Nuova Sardegna, gli spettatori che sono riusciti a intrufolarsi senza biglietto sono almeno duemila.
E a proposito di intrufolarsi, tramandata ai posteri nella foto di gruppo delle due formazioni, schierate a centrocampo prima della gara (uno dei primi scatti a colori della storia della Torres), c'è anche la faccia sorridente ed emozionata di Michele Manicone, popolarissimo capo-tifoso dell'epoca.
La Juve di Vycpaleck schiera la sua formazione migliore: ci sono, tra gli altri, Spinosi, Morini, Haller, Anastasi, Bettega e Capello. Mancano solo Furino e Salvadore. C'è anche l'ex di turno, Antonello Cuccureddu, che proprio da questo stadio, alcuni anni prima, aveva preso il volo verso la serie A. Anche la Torres di Tonino Colomban, dominatrice della serie D, scende in campo con la sua migliore formazione.“Quella Juventus era una squadra eccezionale – dice Enzo Gavini -, un gruppo di veri campioni. Noi abbiamo fatto quello che potevamo, ma anche la Torres era fortissima, per i nostri livelli: c'erano Gelli e Valeri, che presto sarebbero finiti in serie A, Iseppon e Grilli che poi andarono al Modena, e Marongiu, che venne preso dal Bari. Alla fin fine – scherza Gavini – il più “pellegrino” ero io”.
I rossoblù giocano bene, ma la forza d'urto bianconera è devastante: dopo 23 minuti il punteggio è già di 3-0 per i campioni, che si divertono a impallinare Martino Zaccheddu. I torresini provano a togliersi almeno la soddisfazione di segnare un gol alla Vecchia Signora, ma nessuno riuscirà a ripetere l'impresa firmata da Fiori nel 1947. Anzi, nella ripresa il portiere Cesare Planetta dovrà inchinarsi altre 4 volte. “Ho impresso nella memoria – sottolinea Gavini - uno straordinario gol di Causio, segnato con un tiro al volo a mezza altezza. Io marcavo Bettega e ricordo i suoi stacchi impressionanti. Io di testa ho sempre detto la mia, ma il suo tempismo era sorprendente. Giocare quelle amichevoli era divertente. Ne ricordo diverse, tra cui quella col Bologna e almeno un paio con il grande Cagliari di Gigi Riva e Nenè”.


“La Juventus insegna, la Torres impara”, titolerà il giorno successivo la Nuova Sardegna. Ma la parte più interessante della pagina dedicata all'evento è un commento firmato da Alberto Pinna. Ecco i passaggi più interessanti.


“Non c'è nessuno al mondo abile quanto i sassaresi a distruggere miti e a non farsi incantare da pezzi di vetro colorati messi in vetrina come pietre preziose. Per vedere la Juve, la squadra che ha più tifosi in Italia e che ha un passato calcistico remoto e recente di schietta e incontestabile nobiltà, sono andate all'Acquedotto tante persone quante un paio di settimane fa ce ne erano per vedere in campionato la Torres giocare con il Latina e darci dentro con foga maledetta e non scarpinare con falsa eleganza e molto impaccio, come è avvenuto ieri. I sassaresi, dunque, non si sono fatti ipnotizzare dalle sirene di Haller, Anastasi, Bettega e Causio”. (...)
“L'unica cifra record crollata all'Acquedotto è stata quella che si riferisce agli spettatori non paganti: ce n'erano, distribuiti tra i vari settori, forse duemila, compresi i mille ragazzini, per i quali veramente ieri è stata una grande festa”. (...)
“Se qualcuno sperava di vedere l'Acquedotto rigurgitante di tifosi, risonante di osanna ed evviva, ha fatto male i conti con il pubblico di Sassari. Che, cortese ed ospite quanto si vuole, è pur tuttavia un pubblico smaliziato e non facile agli entusiasmi”. (...)
“E non si dolgano i dirigenti rossoblù né i tifosissimi della Juve. In una regione nella quale si spendono centinaia di milioni di pubblico danaro per tenere in piedi baracconi sportistici o per salvare bilanci di società di calcio compromessi da dirigenti incapaci, fa piacere vedere che per la Juve che si allena non c'è l'entusiasmo del sottosviluppo sociale e culturale, ma ci sono tiepidi applausi (più fitti per le rare prodezze), non più di tre mortaretti in tutta la partita e molti vuoti sulle tribune”. (...)
“Ben vengano dunque le amichevoli di lusso all'Acquedotto. Ma a patto che non si voglia “montare” come un avvenimento di eccezionale valore o di portata quasi storica. E sia ben chiara la sostanza: la visita della Juve è costata quasi sette milioni tra ingaggio e altre spese. Il resto è folclore. Ai rinfreschi, alle accoglienze ufficiali, ai manifesti di saluto non ci crede più nessuno, al di fuori dei ragazzini che ieri all'Acquedotto hanno assediato gli idoli in bianconero al termine della partita. E anche i ragazzini, un giorno o l'altro, smettono di credere alle favole...”

 IL TABELLINO

6 gennaio 1972

TORRES-JUVENTUS 0-7

TORRES (primo tempo): Zaccheddu, Valeri, Iseppon, Marongiu, Galli, Cadeddu, Grilli, Morosi, Brambilla, Degortes, Romano. Secondo tempo: Planetta, Valeri, Iseppon (35' Soddu), Marongiu (35' Corazzari), Gelli, Cubeddu, Sotgia, Degortes, Brambilla, Bigaran, Romano. All. Colomban

JUVENTUS: (primo tempo) Carmignani, Spinosi, Longobucco, Cuccureddu, Morini, Roveta, Haller, Savoldi II, Anastasi, Viola, Novellini. Secondo tempo: Piloni, Longobucco, Marchetti, Viola, Morini, Roveta, Causio, Savoldi II, Novellini, Capello, Bettega. All.Vycpaleck.

ARBITRO: Usai di Sassari. Segnalinee Testoni e Melis.

RETI:  nel primo tempo, 15' Anastasi, 20' e 23' Novellini. Nel secondo tempo, 8' Capello, 31' Novellini, 38' Savoldi II, 43' Causio.

NOTE: spettatori 7000 per un incasso di circa 10 milioni di lire. 



Le strade di Juventus e Torres, da allora, non si sono più incrociate. Di una possibile amichevole si parlò a fine anni Ottanta, in concomitanza con l'inaugurazione a Predda Niedda di Città Mercato, allora riconducibile allo stesso gruppo proprietario della società bianconera. Ma l'annuncio in pompa magna dell'evento, un bluff al quale i mass media locali abboccarono volentieri, puzza oggi di trovata strategica per tacitare i mugugni di una parte dell'opinione pubblica, scettica nei confronti di una scelta politica orientata verso la collocazione in zona industriale della grande distribuzione. Non a caso, la proliferazione dei mega mercati di Predda Niedda, come la storia ha dimostrato, ha finito per penalizzare il centro cittadino e condannare a morte il centro storico.
Di un'amichevole si è parlato anche negli anni Duemila, quando la società sassarese gravitava nell'orbita bianconera, e in particolare nell'anno del centenario della Torres. In tutti i casi l'evento (perlatro mai verificatosi) è stato montato “come un avvenimento di eccezionale valore o di portata quasi storica”, facendo scattare "l'entusiasmo del sottosviluppo sociale e culturale". La Sassari di oggi, evidentemente, è molto diversa da quella descritta a suo tempo da Alberto Pinna.

Andrea Sini (http://amst1903.altervista.org)